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Angela Sturlese 26 novembre 2013

Andare in bicicletta verso Marina di Pietrasanta ascoltando radio Fiesole, ritrovarsi prima in Germania con i suoi 2500 mercatini di Natale e le sue carpe poi nelle nostre Marche in mezzo ai tartufi e alla fine sentire la voce di Lino Guanciale che parla del Ratto Modena e del Ratto Roma, un progetto teatrale a cui tiene molto nato per cercare di ricostruire un rapporto profondo con il pubblico nel tentativo di superare quella crisi di presenze di spettatori nelle sale a cui purtroppo si assiste negli ultimi anni. Scelto un oggetto culturale, sociale, economico e politico complesso come l’Europa forse veramente il tema piu’ caldo del nostro oggi e dei giorni che verranno i Ratti seguendo ognuno dei laboratori, stringendo rapporti con studenti, anziani, sindacati, associazioni di ogni tipo e genere, lavorando insomma con una citta’ intera, dando vita tassello dopo tassello a un testo dove l’autore non e’ uno solo ma centinaia di persone e portando alla fine in scena l’idea che ha quella medesima citta’ dell’Europa riescono veramente a creare partecipazione intorno al teatro attraverso il teatro stesso. E non esistera’ piu’ un pubblico teatrale di tradizione e ci sara’ solo un pubblico occasionale magari appassionatissimo ma come ha detto Lino esiste un pubblico appassionabile e chissa’ che con il vostro lavoro e io non ho dubbi che ci riusciate quel pubblico ritorni ad essere tradizionale. Una cosa e’ certa: siete riuscite ad appassionare me come tutti quelli che come erano presenti prima al teatro Storchi e poi al teatro Argentina e vi auguro con tutto il cuore che il premio speciale UBU malgrado i forti competitori sia attribuito proprio a voi.

Masaria Colucci 21 novembre 2013

Ciao a tutti, siete non solo bravi, ma soprattutto simpatici e carichi di energia, cosa sempre più rara!Mbè, nel mio piccolo, sono orgogliosa di esserci anche io! Un abbraccio.

 

Maria Novella Spera 21 novembre 2013

Esperienza bellissima ed esaltante, pensare che fino ad un mese fa, pur essendo di Roma, non sapevo neanche come fosse il teatro Argentina e seguendo un gruppo di ragazzi meravigliosi mi sono trovata a salire su quel palco. Una delle cose migliori che abbia fatto é stata proprio quella di seguire voi agenti del ratto ed ogni vostro evento, incontro, dibattito o spettacolo mi arricchisce sempre più!

 

Serena Lena 18 novembre 2013

Volevo scrivere qualcosa anche io, ma, come sempre, ho bisogno di un po’ di tempo per ‘ruminare’ le emozioni forti. Solo qualche riga per dirvi grazie, a modo mio.
Grazie prima di tutto al mio mentore Simone Francia per i sorrisi e per la pazienza con cui ci ha ‘diretto’: non sono riuscita più a trovarti a sipario abbassato, ma sei stato bravissimo, il tuo entusiasmo era coinvolgente e, nonostante avessi visto le prove più volte, mi hai fatto ridere e piangere per l’emozione.
Grazie a tutti i ragazzi del Ratto Roma, che ci hanno accolto con semplicità ed umiltà.
Grazie a Claudio Longhi, che mi ha dato la possibilità di riscoprire un fuoco che credevo aver domato da tempo.
Grazie alle mie compagne di viaggio Alma Mad e Alessia Fusco Tutankamon, senza le quali questa esperienza non sarebbe stata così divertente.
Quello che porterò con me nel mio viaggio personale fino alla prossima fermata sarà un mix di tante emozioni, di espressioni, di visi e di musiche.
A presto, anzi prestissimo.
“Semplicità è mettersi nudi davanti agli altri… E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.”

 

Luisa Cardella 18 novembre 2013

E così, piano piano, (pur facendo tanto rumore) siete approdati al Tg 1. Un piccolo traguardo fra i tanti grandissimi che ancora vi aspettano. Io non posso dire ‘c’ero’, ma seppur da lontano vi ho seguito da tanto. Non sono rimasta insensibile al vostro nuovo modo di fare teatro….al vostro lodevole impegno di avvicinare i giovani alla cultura sia pure con un pizzico di buonumore. Due cose che in questi nostri giorni sono fondamentali. E’ di questo che i giovani (e forse anche i meno giovani) hanno bisogno per evadere dal disagio in cui viviamo. Che dire? Siete unici, fantastici e bravissimi. Ce ne fossero di più come voi!!!!!!!Io continuerò con i ‘Mi piace’, con i commenti e a parlare di voi….fino a quando mi manderete a quel paese……………A Roma, per la serata conclusiva, spero di esserci e di fare tante foto. Complimenti a tutti.

 

Simone Vairo 18 novembre 2013

Ultimo articolo della settimana: suona come un ‘best of’ del Ratto d’Europa Roma con un’intervista di Valentina Moro a Eugenio Papalia. Ho sempre saputo che, un giorno, mi sarei ritrovato a recensire qualcosa di grande. Non credevo certo che vi avrei partecipato in prima persona, che avessi accanto persone che spero di non perdere mai lungo il percorso, che avessi, in un certo senso, visto il mondo da una prospettiva diversa da come ero abituato ad osservarla per lavoro. Ieri notte, non riuscendo a scrivere la recensione come al mio solito, mi sono ritrovato a guardare fuori dalla finestra riflettendo sul tempo (ebbene sì, non ho molto da fare) e su come alcuni dei momenti più importanti della nostra vita semplicemente passino e poi finiscano in un archivio carico di file che possiamo ri-utilizzare a seconda di quando ne avremo più bisogno. Un file, grazie a Dio, resta eterno dentro un archivio, ma è brutto pensare che faccia parte di un ricordo che ormai non esiste più. Come descrivere un ricordo che non voglio sia un ricordo? Come tracciare il percorso di un’esperienza emotiva che non riesco ancora a descrivere? Non a caso, mi è venuto in mente il monologo finale di #Ratatouille: “Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. [...] Tornerò presto al [TeatroArgentina], di cui non sarò mai sazio!”. Scrissi la recensione semplicemente non trattando l’evento come un ricordo, ma come materia viva poiché quando un disegno è perfetto, quando qualcosa prende vita con il respiro di chi ama il proprio lavoro, quando si condivide un’emozione così forte non c’è bisogno di essere dei critici o di essere professionali: basta semplicemente far filtrare alle dita le immagini impresse nei nostri occhi e descrivere il sorriso di duecento persone… Uno dopo l’altro. Tutti possono scrivere. Credo che in queste frasi ci sia tutto il necessario per ringraziare i miei compagni di viaggio: Lino Guanciale, Simone Francia, Eugenio Papalia, Simone Tangolo, Donatella Ratto Allegro, Nicola Bortolotti, Diana Manea, Michele Dell’Utri, Giacomo Pedini, Claudio Longhi, Giacomo Curti, Francesca Corfidi, Rossella Massaro, Arianna Saggio, Alice Palombarani Isabella Polimanti, Federica Caricchia, Serena Rocci, Giorgia Santoro, IUSM, Teatro di Roma e tutti gli EUROMARATTONETI – Atelier per l’Europa. Siete riusciti a procurarmi il blocco dello scrittore. Me la pagherete cara! ;)
Un grazia anche ai presenti in sala: Filippo Vairo, Cecilia Fedeli, Simone D’Armini, Gaia Ronci e, apprezzando moltissimo il gesto anche se non vi era più posto, Ruby Seesall. Grazie anche a chi non ha partecipato, ma mi ha scritto un messaggio per dirmi che c’era col pensiero. Commento depositato presso Radiosapienza webradio, la mia casa.

 

Angela Sturlese 18 novembre 2013

E’ lunedi’ ed e’ gia’ tutto un ricordo. Una sera ti ritrovi seduta in prima fila davanti a un palco e, finito lo spettacolo, tuo malgrado ti alzi e te ne vai. Ma quel teatro con i suoi attori in bellissimi completi neri e camicia bianca, i suoi pezzetti d’Europa staccati un po’ qua e un po’ la da quel puzzle che si chiama UE, le sue poltroncine rosse e le sue maschere, gli applausi degli spettatori e i vostri sorrisi, quel teatro verra’ incredibilmente via con te. Sara’ un bagaglio enorme, tanto grande quanto ricco, ma quasi per magia non pesera’ nulla, non avrai bisogno di nessuna trolley a quattro ruote per portarlo via, lo farai piccolo piccolo e riuscirai a portarlo dentro di te, nella tua mente, nel tuo cuore. Uscirai dal teatro magari con le lacrime agli occhi, riprenderai un treno, farai tante ore sulla strada del ritorno, ritornerai a casa e riprenderai la vita di tutti i giorni in mezzo a formule e teoremi, a passeggiate in riva al mare o in bicicletta quando il tempo te lo permette. Passeranno giorni, settimane, forse mesi prima di ritrovarti un’altra volta seduta su quella poltroncina rossa ma il teatro, il vostro teatro e’ e rimarra’ sempre ovunque e qualunque cosa faremo dentro di noi. Il suo ricordo magari sonnecchiera’ tra altri ricordi e tra mille pensieri ma ogni volta che avremo un po’ di tempo e andremo indietro con la memoria sara’ subito li’ pronto ad affiorare vivo piu’ che mai. A presto Diana Manea, Donatella Allegro, Lino Guanciale, Simone Francia, Michele Dell’Utri, Olimpia Greco, Giacomo Pedini, Simone Tangolo, Eugenio Papalia, Bortolotti. Spero di non aver dimenticato nessuno.

Arianna Baz 18 novembre 2013

Vi ho pensati, ma non è bastato per arrivare lì. Ma so che siete stati grandi e chi c’era se ne è andato un pochetto migliore di come è arrivato. Mi mancate, per davvero. Mi manca la gioia e la passione che avete e trasmettete con la bravura e i sorrisi sempre pronti. Un pensiero, un ricordo, un abbraccio a ognuno di voi… Buon lavoro rat-ragazzi!

 

Nadia Bianco 18 novembre 2013

L’attesa e poi il fischio d’inizio. Si parte! Silenziosi spostamenti, battute ascoltate dietro il velluto. Poi in scena a tifare per Dorando e sperare che almeno questa volta vinca la sua maratona. La marcia prosegue. E’ quasi il momento del nostro coro. Ci affacciamo, dalle barcacce, per raccontare Carlo e il suo impero. Torniamo ai nostri posti per vedere il resto dello spettacolo. Infine tutti sul palco per cantare l’Inno alla gioia. Tento di seguire le indicazioni di Simone, osservo il teatro pieno di persone con cui ho condiviso questa splendida serata. Le parole diventano emozione. Insieme si può fare, è meraviglioso. Grazie a Nicola e Petya che si sono presi cura del gruppo, grazie al regista Claudio Longhi, alla Compagnia del Ratto, al gruppo, a tutti. Sono felice di aver partecipato a questa bellissima avventura.

 

Giovanni Andreozzi 17 novembre 2013

Regà ma semo troppo forti….. A marzo me porto pure l’asinella!!
[...]
Io sono un sensitivo e l’anima del teatro argentina mi dice che ne avrebbe pienamente titolo perché siamo stati capaci di regalargli un’emozione unica.
Lo spettacolo che avete/abbiamo messo in scena è degno dei più importati palcoscenici, il lavoro corporale svolto dallo IUSM è stato DAVVERO unico! BRAVISSIMISSIMI E MI RACCOMANDO NON ABBANDONATE IL TEATRO!
Mi ha fatto un po’ pensare all’edipo fatto all’argentina da Mario Martone nel quale ha usato come attori persone di strada di ogni etnia.
BRAVO LONGHI, BRAVI GLI ATTORI ITALIANI E NON, BRAVO LO IUSM, BRAVI TUTTI NOI e GRANDE IL TEATRO ARGENTINA!

 

Jacqueline Maggio 17 novembre 2013

Voilà.
” “Scusate, da dove si esce?”
Capelli ricci, una sciarpa gialla, le luci che si riflettono sul marmo dell’Argentina, ed un primo pensiero come risposta a quella domanda: non se ne esce.
“Di là, a sinistra, e poi ancora a sinistra.”
In realtà, quando si è dentro al meccanismo non si esce più. Nulla al mondo riesce ad essere l’ingranaggio completo che è il teatro, che fa del teatro quel mondo a parte.
Anche stando con un piede sul palco e l’altro a terra, anche restando nell’ombra, una volta entrati – anche dal retro, dalle porte laterali, da dietro le quinte – non se ne esce.
Da Novembre fino a Marzo, aspettando che il Ratto torni, è questa la sensazione che permane, una volta fuori le porte del Teatro Argentina, una volta chiusasi la settimana di Europolis, per il progetto Ratto d’Europa.
Sedendo in platea, ultima fila, poco davanti ai tecnici, ad osservare gli Attori che si prendevano gli ultimi minuti prima di andare in scena.
Niente è come il teatro, niente ti rimane dentro come il teatro, anche se uno è fuori, di fuori, è esterno.
Niente è più lampante, più coinvolgente del caos calmo che si agita fra palchetti, sale, palco e platea. Gli Attori tutti vestiti di nero, le voci concitate, i piedi che frettolosi salgono le scale, il silenzio quando il regista Longhi sale sul palco, ed inizia a parlare.
C’è un momento, sospeso.
In piedi, tutti, nel silenzio, mentre la fisarmonicista lancia le prime note dell’”Inno all’Europa”. E’ una bolla di spazio che si gonfia, mentre gli ingranaggi prendono a slittare gli uni sugli altri con crescente rapidità, e qualcosa cambia.
Non si è più dentro, né si è fuori, ma all’interno. Al centro del tutto, in quel punto dal quale non se ne esce più, perché non si vuole, e non si può.”

 

Arianna Saggio 17 novembre 2013

Euromarattoneti, Teatro Argentina (meraviglioso) , Ratto d’Europa… insomma ieri avevo il cuore a mille per tutte le emozioni che ho provato! In bocca al lupo per tutto, siete fantastici!

 

17 novembre 2013

una sola parola : Grazie !!!

 

Patrizia Giampà 17 novembre 2013

grazie per questa meravigliosa esperìenza siete fantastìci un grande abbraccio e un enorme grazie a Eugenio Papalia.

 

Maria Novella Spera 17 novembre 2013

Augurandovi un felice rientro nelle vostre tane, pardon…case vi saluto e vi ringrazio per la splendida esperienza vissuta al teatro Argentina, siete i rappresentanti di una sana e vitale gioventù e ci mettete l’ anima in tutto quello che fate. Un saluto a Simone Francia che ci ha seguito fino all ultimo con professionalità e simpatia e che nella bolgia finale non ho potuto salutare! Recuperate le forze e non fateci sentire troppo la vostra mancanza!!! Un abbraccio a tutti voi, Ciaaao! :) ))

 

Manuela Battaglio 17 novembre 2013

Questi agenti non sono rari… Sono unici!! Bravo ratto che li hai scovati e riuniti per noi…

 

Angela Sturlese 17 novembre 2013

Europolis finisce con i suoi bellissimi ponti umani, con quei petali bianchi stesi per terra, con l’immagine di una giovane donna dai capelli biondi come il sole sdraiata su un divano, con le urla di una moglie picchiata, con un agente diversamente alto lanciato ai Musei Capitolini, con oltre 200 persone che hanno avuto il coraggio di improvvisarsi per una notte attori alla vostra stregua… E’ stato un regalo impacchettato e spacchettato ancora prima che albero e presepe fossero fatti, confezionato da giovani attori europei che si sono presi per mano dando vita a qualcosa di indimenticabile e aperto da chi ha avuto il tempo, la possibilita’ e la voglia di seguirvi. Probabilmente l’aggettivo giusto per tutto questo e’ superlativo. Chissa’ per il futuro che cosa ci riserverete. Magari vista la vicinanza di Dicembre vedremo un agente nelle vesti di un Babbo Natale raccontarci come viene vissuto il 25 nei vari paesi dell’UE… Chissa’… Nel frattempo grazie e per chi e’ stato piu’ assente che presente ci potete a questo punto spiegare qual’era il significato di quell’attaccapanni vestito?

Francesca Corfidi 17 novembre 2013

Tutte le arti contribuiscono all’ arte più grande di tutte: quella di vivere.
- Brecht.
Grazie davvero di tutto.

 

Michela Alzati 17 novembre 2013

Grazie a voi. Se organizzerete degli atelier a Milano o Torino verrò a cantare l’Inno alla Gioia insieme a voi. E per una persona timida con me salire sul palco di un teatro sarà un passo da gigante! Ma per condividere questa bellissima esperienza con voi supererò la mia timidezza. Potere della rattizzazione!

 

Serenella Pasqualucci 17 novembre 2013

Grazie a voi! Ci fate sempre vivere delle bellissime esperienze non solo di teatro ma anche di vita!

 

Adriano Balducci 17 novembre 2013

Esperienze memorabili, è stato un onore poter essere tutti insieme su questo grande palcoscenico.. Vi ringrazio di cuore!!

 

Giacomo Curti 17 novembre 2013

Posso dire che non era la prima volta, per me, su quel palco.. Posso dire che emotivamente é sempre la prima volta!!
Grazie a Argentina Teatro agli attori del Ratto d’Europa Roma e…
Thanks to the ISO Theatre Group Actors for joining and supporting us

 

Maura Gigliotti 17 novembre 2013

“Entro lo vedo sempre in disparte sempre un passo dietro la vita
non ha piu’ la penna nel taschino nel taschino nasconde parole
e’ un uomo che scivola sulla vita che se tu gli guardi nelle tasche dei
pantaloni o della camicia ci trovi parole parole che sanno di menta e
di lampone parole che pizzicano come la cannella o che accarezzano come l’
odore del basilico parole che a volte gli scappano ma poi tornano sempre che le parole
sempre
ritornano
lui che chiama a bassa voce senza ordinare mai
lui che sussurra e noi andiamo
noi che abbiamo bollette da pagare e conti in sospeso con la vita
lui dice e noi andiamo
noi che abbiamo sempre fretta e che la mattina ci svegliamo sempre da
un
lato
ma quello sbagliato noi che corriamo e che volte indietreggiamo quando pensavamo di avercela gia’ fatta e la vita ci supera
noi che andiamo a giocare in equilibrio precario su un filo fatto di
parole e di pensieri le sue parole e i suoi pensieri.
Lo guardo quando non sa di essere guardato
cammina un piede avanti all’altro cosa guada quando cammina quali meravigliosi incanti si nascondono sotto i suoi piedi
le mani intrecciate dietro la testa china chiuso in un ragionamento che
sembra non debba finire mai gli occhi socchiusi dentro mondi diversi da questo
poi ogni tanto si ferma e guarda in alto quasi spaesato a cogliere un riflesso
di sole che si posa e regala un soffio di oltre lui che e’ abituato ad un oltre che lo confina in un universo di silenzi e di beate parole.
Poi si siede e ci guarda
uno ad uno ad uno
e sorride che si vede vorrebbe dire grazie
ad uno ad uno ad uno
ma china la testa quella testa troppo piena di silenzi e scrive
si scrive
addosso.”….to claudio

 

Marco Esposito 16 novembre 2013

Bravi! :)

 

Emmanuela Marchi 16 novembre 2013

Io domani inizio gli allenamenti di Palla Strada!!!

 

Marzia Loddo 16 novembre 2013

Bravissimi tutti!

 

Little Drop 16 novembre 2013

Bellissimo stare sul palco dell’Argentina con voi, siete tutti bravissimiii!!!